Barcellona: introduzione

  • © Westcoaster, marcopolo.de

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Barcellona seduce per lo stile di vita mediterraneo che si respira negli innumerevoli bar, caffè e locali. La città affacciata sul mare e circondata dai monti ha il fascino dei paesi del Sud, profondamente legata alla storia e alle tradizioni, ma nel contempo assai moderna. Barcellona attira gli amanti dell’arte e della cultura con un quartiere in stile gotico eccezionalmente ben conservato, la magnificenza del Liberty catalano e le costruzioni postmoderne di grandi artisti. A ciò si aggiunge il clima mite e la squisita cucina catalana, che viene oggi considerata una delle migliori e delle più innovative d’Europa.

 

Chi arriva in aereo può dare una prima occhiata a Barcellona già durante le manovre di atterraggio. Davanti alla città si apre il Mediterraneo, mentre sui lati è delimitata da morbide colline. Spettacolari grattacieli e torri ultramoderne si stagliano sul dedalo di viuzze del centro gotico. Subito accanto si riconosce la rete stradale a scacchiera del quartiere liberty. Inconfondibile: Barcellona (1,5 milioni di abitanti) è una città dai contrasti forti e tuttavia piacevoli: nel grande centro storico della metropoli del design potrete passeggiare senza una meta precisa anche per ore.

 

Barcellona sta diventando la città di tendenza del Mediterraneo

Gli appartamenti, invece, sono perlopiù piccoli, se non minuscoli, e hanno prezzi a dir poco folli, perché il terreno edificabile tra i monti e il mare ormai scarseggia. La città si sta trasformando nell’area urbana di tendenza del Mediterraneo, secondo il motto “sempre più nuova, più grande e più bella”, ma dimostra allo stesso tempo un profondo attaccamento alla storia e alle tradizioni catalane. I catalani, più di altri popoli, sanno integrare le differenze. Si pensi, ad esempio, al quartiere liberty di Barcellona, uno dei più splendidi al mondo, nel quale dietro alle facciate di edifici decorati lussuosamente e a voluttuose opere d’arte permane il sobrio spirito della ricca borghesia commerciale. Ciò non significa che i catalani non siano creativi; al contrario, l’energia innovativa non è mai mancata alla metropoli mediterranea. Essa è in costante movimento e si reinventa di continuo. E per farlo ha sempre bisogno di un evento importante, in modo da realizzare qualcosa di originale che prima mancava.

 

Così è stato in occasione dell’Esposizione Universale del 1888, che risvegliò dal sonno la “bella addormentata” e costituì l’inizio di un fiorente periodo all’insegna del nascente stile Liberty. Per la manifestazione si approntò il terreno intorno al parco della Ciutadella. Nel 1929 la città venne di nuovo completamente rimodernata per la seconda Esposizione Universale. Questa volta fu attrezzato il Montjuïc. Le opere di ammodernamento per i Giochi Olimpici del 1992, infine, resero la città non solo una mecca per i turisti di tutto il mondo, ma anche un eldorado per architetti e urbanisti, che festeggiarono Barcellona quale riuscito esempio di rinnovamento urbano. Le Olimpiadi avevano stimolato l’euforia necessaria affinché la capitale catalana si rimboccasse le maniche e si sbarazzasse della triste eredità di quarant’anni di dittatura. Barcellona si preparò al salto nel postmoderno e si fece bella. E, soprattutto, si aprì verso il mare. Dove prima sorgevano i ruderi di vecchi capannoni industriali, ora si estendono chilometri di spiagge sabbiose. Discendono dal desiderio di rinnovamento di quel periodo anche molti piccoli parchi, piazze, panchine e monumenti. Sullo slancio si progettò subito un nuovo grande evento: il Forum Universale delle Culture del 2004. L’incontro culturale, che si protrasse per alcuni mesi, ebbe luogo sulla foce del Besós, in un quartiere periferico a nord, direttamente confinante con la spiaggia ma fino ad allora abbandonato. La sua urbanizzazione era comunque in programma: l’anello mancante nel moderno progetto di risanamento.

 

Un eldorado per architetti e urbanisti

Dopo la costruzione del villaggio olimpico e del quartiere Poble Nou un po’ più a nord (una gigantesca area industriale dismessa trasformata in un esclusivo quartiere high tech), intorno alla foce del Besós e al prolungamento della principale arteria stradale, la Diagonal, si edificò uno dei più costosi quartieri della città, Diagonal Mar. Il grande evento non riscosse però molta attenzione all’estero, e non vi fu la prevista affluenza di visitatori. Tuttavia, dal 2004, fa bella mostra di sé sulla spiaggia una gigantesca struttura triangolare di colore blu progettata dall’équipe di architetti svizzeri Herzog & de Meuron: l’edificio è sede del Forum (Edifici Fòrum), uno dei più grandi centri congressuali ed espositivi d’Europa. Se si tratta dell’immagine di Barcellona, non si bada a spese. Basti pensare al grattacielo Torre Agbar, di colore cangiante, visibile dall’aereo e progettato dal grande architetto Jean Nouvel per l’acquedotto di Barcellona. Ma il più recente simbolo di questo nuovo elegante design edilizio della città è rappresentato dall’hotel W Barcelona. A forma di gigantesca vela, l’albergo di 26 piani sorge sulla spiaggia della Barceloneta ed è stato progettato da Ricardo Bofill.

 

Durante la dittatura franchista l’uso del catalano era proibito

Sebbene i politici dichiarino il contrario, gli ambientalisti lamentano il fatto che gli architetti tengono troppo in considerazione l’estetica a discapito dei criteri bioclimatici. A proposito: lamentarsi fa parte del modus vivendi dei catalani. Più di tutto ci si lamenta del potere centrale di Madrid e, certamente, non senza motivo. A partire dal XVI secolo, infatti, la Catalogna, uno dei più importanti stati europei in epoca medievale, dovette piegarsi al potere del governo spagnolo.

 

La decadenza ebbe inizio quando, con il matrimonio dei “re cattolici” Ferdinando e Isabella, furono riunite le corone di Castiglia e Aragona. Ebbe così bruscamente fine l’alleanza catalano-aragonese, e la Catalogna dovette sottomettersi al potere centrale. In tempi più recenti, sotto la dittatura di Franco, fu addirittura proibito l’uso del catalano: il generalísimo voleva far piazza pulita di quel bastione ribelle a nord, annientandone ogni possibile espressione d’identità. Sebbene la dittatura di Franco sia finita ormai da 35 anni, le conseguenze sono ancora percepibili nella società catalana.

 

La lingua catalana viene oggi protetta e promossa affinché torni a essere la lingua più diffusa nella Comunidad Autónoma de Cataluna, un’istituzione territoriale paragonabile alle nostre regioni a statuto speciale. Sebbene circa il 75% della popolazione conosca il catalano, più della metà degli abitanti preferisce utilizzare lo spagnolo (il castigliano) nella vita di tutti i giorni. Eppure la perfetta conoscenza del català è un prerequisito indispensabile per ottenere un impiego. I barcellonesi si considerano ancora oggi vittime di un’ingiustizia centralista. Va anche considerato che, sebbene la Castiglia sia sempre stata più potente da un punto di vista politico, è la Catalogna la regione più ricca sotto il profilo economico. La borghesia commerciale e quella colta di Barcellona si dedicarono, quindi, con maggior fervore all’arte e all’architettura, e questo spiega, forse, anche l’amore del Modernisme, il Liberty catalano, per le decorazioni particolarmente preziose: tutto doveva essere ancor più sontuoso, più grande e più bello che nella poco amata Madrid. Non molto è cambiato da allora, anche se oggi al posto delle teste di drago “moderniste” si realizzano opere di design contemporaneo.

 

Spesso, in questi casi, il vecchio e il nuovo si scontrano. Come, ad esempio, nell’antico quartiere ora completamente risanato del Raval: nella parte meridionale, nel leggendario Barri Xino, ovvero il quartiere portuale a luci rosse di Barcellona, si trovano ancora tracce di quel mondo popolato da prostitute, truffatori e delinquenti, che ispirò Jean Genet nella stesura del suo Il diario del ladro. Pochi passi più avanti, il quartiere della cultura e dei bar intorno al Museo di Arte Contemporanea e il nuovo maestoso Rambla del Raval hanno completamente modificato il volto di questa zona.

 

Barcellona conserva la sua identità

Vi sono anche, ovviamente, risvolti meno positivi. Con i necessari lavori di ammodernamento, infatti, sono arrivati in questo quartiere tradizionalmente residenziale anche gli affaristi delle agenzie immobiliari, gli speculatori, gli alberghi di lusso e la gente chic. Secondo Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003), famoso scrittore cresciuto proprio nel Barri Xino, le opere di demolizione non hanno colpito solo le strutture fatiscenti ma anche un importante capitolo di storia collettiva. Egli era solito dire che la bella città moderna gli sembrava esser stata “disinfettata e pastorizzata”. Fortunatamente ciò è vero solo in parte. In effetti, la grande città mediterranea ci tiene ad avere un volto curato ed elegante, e i suoi abitanti sono particolarmente sensibili in fatto di stile. Tuttavia, Barcellona è ben lontana dal trasformarsi in una luccicante e monotona città moderna. Ci sono ancora molti negozi e bar che non sono stati contagiati dalla febbre del design; oltre a molti giovani creativi con sufficiente fantasia “sovversiva” da rispondere al disseny barceloní con un proprio stile personale. Preparatevi, quindi, a scoprire un luogo pieno di affascinanti contrasti, in continuo movimento e sempre pronto a sorprendervi. Non dispiacetevi se non riuscirete a vedere tutto. Pensate semplicemente: “Sarà per la prossima volta!” Poiché chi va via da qui, lo fa con il fermo proposito di ritornare.

 

 

 

 

 


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