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Roma d'altri tempi: la via Appia Antica in bicicletta

Redazione Marco Polo

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Già oltre duemila anni fa, imperatori, generali, commercianti e file di legionari convergevano a Roma percorrendo la più importante arteria stradale dell’antichità, fatta costruire dal console Appio Claudio Cieco nel 312 a.C. come collegamento al porto di Brindisi. La Via Appia Antica, accidentata e larga poco più di 4 metri, è afflitta da un traffico intenso, ma la “Regina delle strade” la domenica e nei giorni festivi diventa parzialmente pedonale: un’oasi che è una meraviglia del mondo archeologico (anche se non tutti rispettano il divieto di transito).

Via Appia Antica, in sella e via!
Via Appia Antica, in sella e via!. Credits filippo giuliani / Shutterstock
La bicicletta prima di tutto!

Al Centro Servizi Appia Antica trovate un noleggio di biciclette di fronte alla chiesetta Domine Quo Vadis. Regolate la sella e lasciate la Via Appia Antica alla vostra sinistra per continuare dritto su una piccola strada privata che sale sul pendio di una collina e conduce alle catacombe. Una deviazione in Via Ardeatina vi porterà alle Catacombe di San Callisto e alle Catacombe di Domitilla. Lasciatevi coinvolgere dall'atmosfera e poi proseguite nuovamente sulla Via Appia Antica per la Basilica di San Sebastiano fuori le mura e le Catacombe di San Sebastiano.

Via Appia Antica: un concentrato di storia
Via Appia Antica: un concentrato di storia. Credits ValerioMei / Shutterstock
Come resistere al traffico per 2300 anni...

Subito a sinistra potete ammirare i più bei monumenti archeologici: il Circo di Massenzio, un’antica arena, e la Tomba di Romolo, figlio dell’imperatore Massenzio, morto nel 309 d.C., da non confondere con il fondatore di Roma. L’edificio più imponente della Via Appia è indubbiamente il Mausoleo di Cecilia Metella, tomba merlata della patrizia romana figlia del console Quinto Metello. Di fronte si trova una fontanella dove potete riempire la borraccia. Questa parte è tra le più antiche, con la pavimentazione originale di 2300 anni fa. Un consiglio: dove possibile, cercate di procedere entro le strisce verdi ai lati della strada. Se avete già voglia di uno spuntino, vi potete accomodare sulle panchine in legno del chiosco all’angolo con Via Cecilia Metella e mangiare un panino con prosciutto e formaggio, ordinare un caffè o una bibita fresca.

Le rovine della Villa dei Quintili
Le rovine della Villa dei Quintili. Credits tilialucida / Shutterstock
La parte più bella del percorso, pensando a Goethe

Qui comincia la parte più bella del percorso: la strada diventa un viale con lunghe file di pini e cipressi e costellato di innumerevoli tombe antiche (le sepolture erano proibite all’interno delle mura cittadine). Qui vedrete anche l’antico percorso originale. La carrozza di Cesare doveva essere ammortizzata così bene da rendere comodi anche i viaggi più lunghi.

L’attrazione successiva è il sito archeologico di Villa dei Quintili. Quando sarete quasi arrivati al km 10, sulla sinistra vedrete gli archi dell’acquedotto dei Quintili. A poca distanza l’antica via romana incrocia il Grande Raccordo Anulare, il che significa che il percorso in bicicletta è finito. La via del ritorno vi regalerà di nuovo grandi vedute romantiche della campagna che ricopre i dintorni della capitale, costellata di antiche tombe decorate e vestigia di epoca romana, già apprezzate da viaggiatori del passato come Goethe.

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