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La Via dei Lupi: viaggio lungo un sentiero del turismo consapevole

Alberto Montemurro

Alberto Montemurro

Fra Lazio ed Abruzzo, da Tivoli al borgo di Civitella Alfedena, si trova un sentiero unico, fino al 2018 solo un’idea nascosta fra le montagne, che potrebbe essere un esempio per un turismo nuovo, non solo slow e green come si dice oggima anche attento e consapevole: La Via dei Lupi.

La Via Lattea ai margini del  Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise | copy Alberto Montemurro
La Via Lattea ai margini del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise | copy Alberto Montemurro
L'unicità della Via dei lupi

Questo giovane cammino di 200 chilometri attraversa cinque differenti aree protette (quattro laziali ed una abruzzese ) e costituisce tuttora un unicum in Italia, una terza via laica fra il mainstream sanbenedettiano e la lunghezza della Francigena. La particolarità si evince già dal nome: fra i tanti cammini che attraversano l’Italia e l’Appennino, è il primo a nascere ripercorrendo i sentieri e la storia di un animale, forse il più evocativo e presente nel nostro linguaggio quotidiano. Tanto per avere un’idea, Treccani, voce “frasi e locuzioni”: il lupo batte un animale domestico come il gatto 15 a 7, eppure in Italia i gatti sono 7,5 milioni, i lupi appena 2000 (forse). E non è stato sempre così, come scoprirebbe chi decidesse di percorrere il cammino.

La via infatti ripercorre non solo i sentieri, ma soprattutto il profondo segno lasciato dal lupo nella storia degli abitanti che popolano le aree attraversate, trasformando il percorso da solamente “fisico” a un momento di accrescimento e consapevolezza.

Nei boschi del lupo | copy Alberto Montemurro
Nei boschi del lupo | copy Alberto Montemurro
Tutto ciò che un viaggiatore potrà imparare...

Immaginiamo un viaggiatore incamminarsi baldanzoso. Sulla strada scoprirà come il lupo fosse quasi scomparso, come venisse perseguitato per l’infondata fama di divoratore d’uomini, nonostante che non esistesse attacco documentato a uomo in tutto il ‘900, e abbattuto perfino dai guardiaparco, che lo consideravano specie nociva. Apprenderà il baldanzoso viaggiatore come negli anni ’70 cambiò tutto, con i pochi branchi rimasti salvati dalla nuova sensibilità pubblica alle tematiche ambientali, che portò all’operazione San Francesco, al decreto “Natali”del 1971 per l’identificazione del lupo come specie protetta, al divieto di caccia e detenzione, sino alla ripresa e alle ultime stime per la popolazione italiana, di circa 2000 individui (ISPRA, 2018). Si affaccerà, infine, ai problemi odierni, come l’onnipresente conflitto allevatori-conservazionisti e il crescente fenomeno dell’ibridazione (accoppiamento di lupa e cane), principale pericolo per l’integrità del patrimonio genetico del lupo.

Si avvicinerà, il nostro escursionista, guardingo e un po’ diffidente, a piccoli passi felpati e con piccole tappe, e mi piace immaginarlo trasformarsi pian piano, forse proprio con fare lupesco, mentre si annusa intorno e sulla stessa strada incontra le tele di Hébert e Zahrtmann, le parole di Dumas, i versi di Orazio. Siamo nel Lazio, cosa credeva? Camminare qui significa passeggiare sulla storia, Roma è troppo vicina per non aver lasciato segni tangibili, anche se dal paesaggio si scorgono solo vette, nuvole ed alberi.

Panorama di Cervara | copy Alberto Montemurro
Panorama di Cervara | copy Alberto Montemurro
Il lupo è come il vento

Fra questi, al termine di ogni tappa spunterà un centro abitato, e a Cervara non farà in tempo a chiedersi come faccia a resistere praticamente sospesa a mezz’aria, prima di rinunciare vedendo le facce, gli gnomi e le fanciulle scolpite sul fianco della montagna. Tra cascate, laghi e castelli, è spacciato, il nostro viaggiatore: guardalo, si è innamorato della strada percorsa prima ancora di essere arrivato alla fine. Diciamocelo: chi intraprende un cammino ha sempre l’illusione di cominciare finalmente il proprio personalissimo romanzo di formazione, ma consapevole di vivere un’illusione, appunto, per il principio universale che una pera fa il giro del mondo e resta sempre una pera, con buona pace di Coelho.

Eppure, questa volta il nostro viaggiatore-pera, una volta tornato a casa, si accorgerà di essere un po’ meno piriforme di quando era partito. Questa volta ha inseguito un segno concreto, una presenza viva, da cui è uscito arricchito, e soprattutto, consapevole. Il Monte Catillo, i Lucretili ed i Simbruini, i monti della Riserva di Zompo lo Schioppo e del PNALM per alcuni giorni sono stati la sua casa e la sua strada: difficilmente in futuro resterà indifferente, anzi, forse si impegnerà per proteggerli, e mantenerli vivi e verdi come nei giorni del suo cammino.

Una guardiaparco una volta mi ha detto che il lupo è come il vento, prima di riuscire a percepirne la presenza è già andato via. Sarebbe bello un futuro per il turismo dove l’unico impatto lasciato dal viaggiatore siano le impronte e l’aria spostata dal proprio passo felpato.

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