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I cinque più uno borghi più belli della Provenza

francesco giro

Francesco Giro

Giù al Nord. O Benvenuti al Sud. Avete presente la divertente commedia francese che mette in contrapposizione Nord e Sud francesi, poi ripresa nel remake italiano con Claudio Bisio e Alessandro Siani? Ecco, se in Francia il Sud è così decantato, adorato, idolatrato, e il Nord – al contrario – rinnegato e disprezzato, un motivo ci sarà. E non solo di tipo politico-economico-sociale. Nella Francia meridionale spicca, per bellezza incontaminata e offerta turistica, la regione della Provenza (o Costa Azzurra). Provando a restringere il campo, oggi voglio parlarvi dei suoi borghi più belli, o quantomeno, di quelli che hanno rapito il cuore dello scrivente. Allons-y!

Eze. Credits ArtMediaFactory / Shutterstock
Eze. Credits ArtMediaFactory / Shutterstock
Èze

Un piccolo e grazioso borgo provenzale utile per spezzare il viaggio dall’Italia. Le strette viuzze di Èze si inerpicano fino a un castello medievale, circondate da un giardino esotico – vera attrazione di questo pittoresco paesino – con vista mozzafiato sul cristallino mare della Costa Azzurra. Nota bene: il giardino non è a ingresso libero (ma ne vale la pena).

Se avete tempo e la parte storica di Eza non ha appagato la vostra sete di bellezza, potete decidere di raggiungere la parte del paese bagnata dal mare, Èze Bord-de-Mer.

I tetti di Moustiers-Sainte-Marie. Credits Neirfy / Shutterstock
I tetti di Moustiers-Sainte-Marie. Credits Neirfy / Shutterstock
Moustiers-Sainte-Marie

Questo borghetto porta con sé il fascino della leggenda medievale: una volta arrivati noterete in lontananza, appesa tra i due monti che fanno da cornice naturale a Moustiers-Sainte-Marie, una grossa stella color oro. Leggenda narra che il cavaliere di Blacas, per ringraziare la Madonna di essere sopravvissuto alle Crociate, fece issare una stella appesa fra le due pareti di roccia che ornano la cittadina. Tra picchi rocciosi, cascate, e verdissimi uliveti, Moustiers si trova a due passi dalle imperdibili Gole del Verdon, fra laghi limpidi e campi di lavanda.

Lavanda nel Valensole. Credits Anetlanda / Shutterstock
Lavanda nel Valensole. Credits Anetlanda / Shutterstock
Valensole

Se siete giunti in Provenza, probabilmente, è anche perché avete intenzione di godere dell’incredibile spettacolo della lavanda in fiore. Nessun posto è migliore dell’altopiano di Valensole, che da fine giugno a metà luglio si trasforma in un vero e proprio angolo di paradiso. Qui chilometri e chilometri di mare viola si estendono a perdita d’occhio. Ma quali sono i campi più belli? Quali sono quelli a meritare (almeno) una foto sul vostro cellulare? Non preoccupatevi, perché si trovano tutti lungo la strada, quindi senza bisogno di arrampicate improbabili o (peggio) di sborsare soldi a tirannici bagarini:

  • sulla strada D56, all’incrocio con la D952, fra Puimoisson e Valensole;
  • sulla D6, in cui ogni punto è più o meno valido per fermarsi a scattare;
  • sulla D8, che segue la stessa filosofia.
Le ocre del Roussillon. Credits Instantvise / Shutterstock
Le ocre del Roussillon. Credits Instantvise / Shutterstock
Roussillon

Tra i borghi più rinomati di tutta Francia rientra il coloratissimo (è proprio il caso di dirlo) Roussillon, reso celebre dalle tonalità di ocra delle sue rocce. Le case del piccolo borgo e l’ambiente che le circonda si confondono e si mescolano senza soluzione di continuità grazie alle calde sfumature della terra estratta dalle cave che un tempo animavano l’economia del posto.

A Roussillon si trova infatti la più grande (ex) miniera di ocra d’Europa. Oggi è possibile riscoprirla – solo esternamente – grazie al suggestivo Sentiero delle ocre, un percorso a piedi che si snoda tra il lussureggiante bosco del massiccio del Luberon (il contrasto tra verde degli alberi e rosso della terra è di sicuro impatto). È possibile prendere due vie, una di 30 minuti e l’altra di circa 1 ora, aperte al pubblico da metà febbraio a dicembre.

Fontaine-de-Vaucluse. Credits Olgysha / Shuttestock
Fontaine-de-Vaucluse. Credits Olgysha / Shuttestock
Fontaine-de-Vaucluse

Non è così risaputo, ma in questo bucolico borghetto provenzale si cela anche un po’ di Italia. Tra il 1337 e il 1353, infatti, qui vi abitò nientepopodimeno che Francesco Petrarca! E, tra l’altro, occorre sottolineare che molta della sua produzione letteraria paga pegno a Fontaine-de-Vaucluse, dato che proprio qui conobbe l’amata Laura, la sua donna-angelo.

Sulle orme del Petrarca, e delle poesie che adornano il sentiero, si può giungere fino alla sorgente della Sorgue, a 5 minuti a piedi dal centro del paesino. Si tratta della sorgente più spettacolare di tutta la Provenza, una cavità riempita di acque turchesi e circondata da rocce marmoree che vi toglierà il fiato. Mettetevi scarpe comode (e sicure), perché il sentiero è piuttosto scosceso.

Un consiglio: se siete in zona nei periodi di maggior affollamento turistico (ergo luglio e agosto), meglio andarci la mattina presto.

Le mura di Aigues-Mortes. Credits Boris Stroujko / Shutterstock
Le mura di Aigues-Mortes. Credits Boris Stroujko / Shutterstock
Aigues Mortes

Il villaggio medievale di Aigues Mortes è una perla racchiusa da una cinta muraria imponente e perfettamente conservata. E forse merita ancor più per quello che si trova al di fuori delle sue mura: intorno al borgo fortificato si innalzano montagne di sale che spuntano dal caratteristico rosa delle enormi saline. Qui si annidano oltre 200 specie di uccelli, compresi i peculiari fenicotteri rosa (riportati su ogni cartolina della Camargue che si rispetti), e 208 specie di piante.

Aigues Mortes chiude la nostra lista ideale come “bonus track”: tecnicamente si trova infatti in Occitania, ma l’aria che si respira è ancora totalmente provenzale, grazie alle sue botteghe di artigiani e ai deliziosi bistrot in cui poter sorseggiare vino e gustare specialità locali. Poi, da qui, potrete iniziare la discesa verso Saintes-Maries-de-la-Mer, sicuramente la cittadina più magica, sbarazzina e “nomade” (letteralmente) di tutta la selvaggia Camargue. Ma questa è un’altra storia.

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