Perdersi a Malaga (in tre giorni)
Malaga, sulle rotte di un distratto viaggiatore, potrebbe scorrere come semplice e bistrattato luogo di passaggio verso le più gettonate spiagge della Costa del Sol, tra tutte Marbella e Nerja.
La città che unisce una stratificazione di culture e storie variegate (fenicia, romana e moresca) rivendica però con orgoglio il ruolo di capitale culturale dell'Andalusia bagnata dal Mediterraneo.
Malaga sa di salsedine, gelsomino ed espeto de sardinas; un luogo dove la luce accecante del sud iberico accarezza marmi antichissimi e street art modernissima.
Con un weekend lungo a disposizione per essere scoperta, la città natale di Picasso saprà rivelarsi una vera e propria sorpresa sensoriale, in costante bilico tra la verticalità delle sue fortezze e l'orizzonte piatto del mare. Fatevi allora ispirare dalla magia andalusa: seguendo i suoi odori, mirando i suoi colori.
L’unico modo per iniziare la nostra fuga malagueña è perdersi nel labirinto bianco del centro storico. Senza indugio, riponete lo smartphone in tasca e lasciatevi guidare dai profumi. Passo dopo passo vi troverete dinnanzi al cuore pulsante del commercio cittadino: il Mercado central de Atarazanas.
Ospitato da una struttura meravigliosa impreziosita dalla grande vetrata colorata installata nel 1973 e raffigurante i principali monumenti cittadini, il mercato si compone di un reticolato di banchi variopinti in cui trovare (e assaggiare) letteralmente di tutto: dalle spezie inebrianti al pescato freschissimo, dalla carne più succulenta alla frutta e verdura più sgargiante.
Dopo una scorpacciata para llevar di tapas (boquerones fritos rigorosamente accompagnati da una birra Victoria ghiacciata), prendiamo spunto dalla vetrata sopra la nostra testa per spostarci verso l’Alcazaba, la maestosa fortezza moresca eretta nell’XI secolo.
Seguite prima i rigagnoli d’acqua, che anche nelle bollenti giornate estive sapranno rinfrescarvi, e le piante di bouganville incastonate tra i rossissimi mattoni, per poi tuffarvi nella storia ancora più antica della città, esempio eclatante della sua stratificazione: a pochi passi, visibile dalle mura dell’Alcazaba, si estende in un contrasto temporale semplicemente perfetto il maestoso Teatro romano.
Per chi non teme il caldo (e la fatica): è possibile acquistare un biglietto combinato a dieci euro che unisce la fortezza e il Castillo de Gibralfaro, maniero trecentesco situato sulla cima dell'omonima collina. È collegato all'Alcazaba tramite la Coracha – una sorta di Grande muraglia cinese in miniatura – e offre la migliore vista panoramica su città e porto.
Malaga ha un’anima artistica. E non solo perché ha ospitato i natali di uno dei più celebri pittori del Novecento. Sicuramente da questo non si dovrà prescindere – iniziate pure la giornata con una visita guidata al Museo Picasso Malaga, che non ha certo bisogno di presentazioni – ma agilmente potrete accorgervi di quanto l’arte impregni ogni via, ogni muro, ogni scorcio della città andalusa.
C’è la Cattedrale dell’Incarnazione, chiamata affettuosamente dai local “la Manquita” (la Monca) a causa di un fun fact: la mancanza di fondi, nel XVIII secolo, lasciò la torre sud perennemente incompiuta.
C’è il quartiere Soho, esempio virtuoso di azionariato popolare. Questa zona portuale, un tempo segnata da degrado urbano, criminalità e prostituzione, è stata completamente riqualificata una quindicina di anni fa proprio sotto esplicita domanda di residenti e commercianti. Il Comune ha abbracciato l’idea lanciando il progetto MAUS (Málaga Arte Urbano Soho) e trasformando i vecchi palazzi grigi in enormi tele per street artist di fama mondiale, Obey e D*Face su tutti.
C’è infine un misterioso e coloratissimo cubo di vetro sulle banchine del porto: oggetto non identificato caduto dal cielo? Impronta di un passaggio extraterrestre a caccia di sangria e sardine? Niente di tutto ciò, solo l’entrata del Centre Pompidou Malaga, prima sede estera della famosa istituzione parigina d’arte moderna e contemporanea.
Dopo la full immersion di cultura popolare, storia e arte, è giunta l’ora di abbandonarci al richiamo del Mediterraneo. Partendo dal Pompidou, e seguendo la moderna e perfettamente manutenuta pista ciclopedonale vista mare, spingetevi fino alla Malagueta, la spiaggia cittadina.
Tra le palme e la sabbia si consuma il rito gastronomico più autentico della città: l'espeto de sardinas. Nei tipici chiringuitos sulla spiaggia, i pescatori infilzano le sarde fresche su spiedini di canna e le cuociono lentamente sulla brace, allestita all'interno di vecchie barchette in legno riempite di sabbia. Mangiarle con le mani, seguendo con la vista il moto delle onde all’orizzonte, è l'essenza stessa del nostro viaggio andaluso.
Consiglio spassionato: probabilmente vi sarete già fatti attrarre dalla scorpacciata di sardine alla Malagueta, ma se il tempo (e il caldo, e la voglia, e il vostro passo…) lo permette, il miglior posto in assoluto in cui assaporarle insieme alla cultura marittima di Malaga è Pedregalejo. Si tratta di un quartiere di pescatori a circa 4/5 km dal centro città caratterizzato da casette basse e colorate affacciate su piccole viuzze che si perdono nel mare.
Anche il bagno qui è particolarmente indicato: la playa de Pedregalejo è infatti composta da tante piccole calette a forma di U protette dal vento e dalle onde.
Sarete ora sazi e bagnati, con il profumo di pesce e salsedine ancora addosso, l’eco lontana di una chitarra flamenca a fare da colonna sonora al più romantico degli arrivederci: il miglior modo per salutare la bella Malaga.
Hasta luego, ci rivedremo.