Itinerari

Il Cammino del Salento: una guida sentimentale

francesco giro

Francesco Giro

Il Salento è un richiamo, un sussurro che prende forma attraverso il sole, il mare, il vento, quei tre sacri elementi di cui la sua gente – culturalmente – si nutre. «Siamo quel che mangiamo», suggeriva Feuerbach, forse pensando alla voracità di bellezza e incanto dell’essere umano che qui, nel Tacco d’Italia, pianta radici.

Questo fa, il Salento: ti chiama a sé, ti chiede di prenderlo per mano, tra il sole, il mare, il vento, e di accompagnarlo, gentilmente, da nord a sud, lungo la Via dei borghi o quella del mare, tracciando un’obliqua retta (l’ossimoro è voluto) che unisce, sulla cartina e nella profondità dei nostri sguardi, Lecce a Santa Maria di Leuca.

Il Salento è un richiamo, dicevo, e udirlo, accettarlo è quanto di più onesto l’essere umano possa fare per rendergli giustizia. Scoprendolo, riscoprendolo, soffrendolo, amandolo, portandolo con sé. Dentro di sé. Perché qualcosa ti lascia, il Salento, che tu gliel’abbia chiesto oppure no. Lui è grato a te per aver ascoltato il suo invito; tu sarai grata, o grato, a lui per averti permesso di farne parte. Una gentile concessione. Un privilegio tutt’altro che scontato. Un dare-per-avere inteso nel senso più puro e innocente.

Persi tra le viuzze della bianchissima Lecce, l’inizio di tutto. Credits Francesco Giro
Persi tra le viuzze della bianchissima Lecce, l’inizio di tutto. Credits Francesco Giro

Il Cammino inizia a Lecce, capitale storica, geografica e culturale del Salento. E poi scende giù, giù, sempre più giù, percorrendo quell’obliqua retta di cento storti chilometri che varca San Foca e Otranto, incontra Santa Cesarea Terme e Marina Serra, cede il passo al Ciolo e alle Cipolliane, si abbandona, infine, al caloroso abbraccio materno della Madonna di Leuca, protettrice dei pescatori ieri, tutrice dei pellegrini oggi.

Il Cammino ti mette fin da subito di fronte a un bivio: “Preferisci riempire gli occhi coi miei borghi, o bagnarti il cuore coi miei mari?”. Lanciati, ti consiglierei io, non programmarlo in anticipo, non chiedere il parere di sedicenti guru camminatori. Chiudi gli occhi, annusa l’aria, lasciati ispirare dai suoni di Madre natura: senza nemmeno accorgertene, starai già percorrendo la via giusta. Almeno per te.

Ogni tappa – cinque sulla Via del mare, sei sulla Via dei borghi – è una scoperta, una musica condita da note sempre nuove, una danza tarantolata infinita, sfinita. In cui il Sole non ti abbandonerà mai. Potrai pensare, di tanto in tanto, di chiedergli una tregua, una sorta di tacito accordo: “Ora mi lasci camminare in pace, poi te ne torni fuori per riscaldare la nuotata che ci attende alla fine di questo patimento…”. Difficilmente, però, saprà ascoltarti. Ciò che potrai fare, allora, è invocare l’aiuto di fratello Vento: “Tranquillo, caro pellegrino, io continuerò a soffiare, non ti lascio solo”. E allora sì che l’equilibrio sarà ripristinato.

Le limpide acque in cui si immerge il ponte del Ciolo. Dai suoi 36 metri, c’è anche chi si tuffa… Credits Francesco Giro
Le limpide acque in cui si immerge il ponte del Ciolo. Dai suoi 36 metri, c’è anche chi si tuffa… Credits Francesco Giro

La musica, dicevo. In quel dolce richiamo, il Salento dischiude – in giusta attinenza con le sue mille contraddizioni – tutta la vitale energia della Taranta. A Melpignano, lungo la Via dei borghi, sul finire di agosto i tamburelli e le tiritacchete (le nacchere salentine) iniziano a respirare, urlare, sudare al ritmo sfrenato di un ballo vecchio ma vivo, morto ma giovane, che illumina di stelle le roventi nottate pugliesi. E te la porterai dentro, quella musica, continuerà a risuonare nei padiglioni uditivi per giorni e notti, per notti e giorni, tenendo il tempo di ogni passo, fungendo da metronomo del tuo cammino.

Come dici? Una bussola? Sì, anche quella tornerà utile. Il Salento rifugge le sterili indicazioni stradali, i banali segni sul terreno, o sulle cortecce degli ustionati alberi, o sui verdastri sassi adagiati sul sentiero. No, quelli li lascia a chi il silenzioso richiamo non vuole sentirlo, a chi ha bisogno di occhi per vedere. Il Salento la via te la indica con il terzo elemento della sua Santissima Trinità: “Segui il mare” pare dirti, “rincorri il blu, l’azzurro, il verde acqua, quello petrolio, il ciano, l’indaco, il ceruleo, il turchese. Fai dei colori delle mie acque la tua unica guida. Ma non scrutarli. Sentili. Percepiscili”.

L’unica bussola del tuo cammino: il mare all’orizzonte. Credits Francesco Giro
L’unica bussola del tuo cammino: il mare all’orizzonte. Credits Francesco Giro

Il sole sopra, il mare al fianco, il vento dietro. Lu sule a illuminare e riscaldare, lu mare ad alleggerire e riempire, lu ientu a incoraggiare e rinfrescare. Sola, o solo, non sarai mai. Perché questo è il patto stipulato agli albori di questo viaggio, la postilla in prefazione che rende la lettura più chiara, trasparente. Il Salento chiede, non pretende; il Salento dà, non regala. Ha chiesto la tua presenza, di fisico e di spirito, totale e totalizzante, prima di intraprendere il suo Cammino; ti ha dato, in cambio, la sua mano, forte e delicata, che ti stringerà fino alla fine.

Come dici? Quale fine? L’epilogo delle terre conosciute, la postfazione di un libro che vorrebbe non chiudersi mai, la fotografia finale – dal basso verso l’alto, a campo largo, larghissimo – del Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae.

Il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Credits FrancescaConte2023
Il Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Credits FrancescaConte2023

Trecento gradini ti separano dal luogo in cui, una volta, la terra finiva. Eppure, sembra sussurrarti il tuo fedele compagno di viaggio, “qui il cammino è solo all’inizio”.

Ricominciamo?

Articoli

Potrebbero interessarti anche

Itinerari

Esiste un filo invisibile che attraversa l’Europa da sud-est a nord-ovest: è la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, una direttrice ideale che unisce alcuni dei più importanti santuari dedicati all’arcangelo. Lungo questa linea si trovano luoghi di culto antichissimi, spesso arroccati su speroni rocciosi, carichi di suggestione e simbolismo.

Itinerari

Meraviglia e stupore: due emozioni che visitando l’arcipelago delle Lofoten vi travolgeranno. Come perle adagiate nel mare, queste piccole isole Norvegesi sono inaspettatamente belle, una bellezza severa ma incantevole. La varietà del paesaggio è straordinaria ed è tra le cose che maggiormente entusiasmano i visitatori: un territorio irregolare ricco di contrasti, dove si trovano contemporaneamente mare, montagne, piccole pianure, laghi, spiagge favolose, fiordi.