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I migliori spunti (personali) per un viaggio a Siracusa

francesco giro

Francesco Giro

Il tempo è poco, la bellezza è tanta. Forse troppa. Guida pratica, digeribile e veloce per esorcizzare la FOMO e concentrarsi solo su ciò che (davvero) non può mancare nel vostro weekend a Siracusa. Senza tanti fronzoli.

La Fonte Aretusa. Credits DaLiu / Shutterstock
La Fonte Aretusa. Credits DaLiu / Shutterstock
GIORNO 1: Ortigia – aka “l’isola che fa da centro storico di Siracusa” – e tutto quel che ci sta dentro

Ortigia (dal greco ὄρτυξ, "quaglia") è talmente bella che pure Google Maps evita di suggerire le solite frettolose scorciatoie per ritagliarsi il tempo di ammirarla come merita. Tipico posto, bianchissimo posto, in cui fai dieci passi e scatti venti foto. Al mare, agli arancini, al mercato, ai due ponticelli che la uniscono alla terraferma. E alla storia – stratificata da fenici, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli… – che trasuda dalle sue mura. Quel che ci sta dentro, essenzialmente, è:

Il Tempio di Apollo: tra le prime cose da vedere a Ortigia. Un po’ di contesto: datato VI secolo a.C., è il tempio dorico più antico dell’Occidente greco; una sua incisione, più o meno visibile (“Kleomede fece per Apollo, il figlio di Knidieidas, e alzò i colonnati, opere belle”) lo rende un unicum, perché nessun altro tempio ellenico riporta firme o dediche.

La Piazza del Duomo: sorge dove qualche anno addietro si trovava l’acropoli di Siracusa, che – per rendere l’idea – era più grande di quella di Atene. Oggi è talmente bianca e luminosa che a guardarla senza occhiali da sole si rischia di rimanere abbagliati. Solo gli eleganti palazzi barocchi che la circondano mostrano sfumature rosa estremamente fotogeniche al tramonto. Padrone della piazza è ovviamente il Duomo, fatto edificare dal vescovo Zosimo nel VII secolo d.C. sopra l’ex tempio di Atena, di cui ha mantenuto le imponenti colonne doriche della navata. Ma, al posto della statua d’oro della dea greca, ora c’è la Madonna; l'ingresso costa 2 euro.

La Fonte Aretusa: con i suoi altissimi papiri che crescono a due passi dal mare, unisce natura e mito in pochi metri quadrati. Secondo la leggenda, la ninfa Aretusa fu qui trasformata in sorgente, rendendo il luogo simbolico sia per i greci sia per i romani. Sempre per quel famoso repêchage tanto caro alla storia sicula… Oggi è il luogo perfetto per una pausa contemplativa. Tra epica altisonante e birrette refrigeranti.

Il Castello Maniace. Credits saiko3p / Shutterstock
Il Castello Maniace. Credits saiko3p / Shutterstock

Il Castello Maniace: l’unico modo per raggiungere la punta estrema di Ortigia è passare dal Castello Maniace, costruito nel XIII secolo per volere di Federico II di Svevia. Il castello ha visto innumerevoli assedi e battaglie, incarnando il passato lucente – e anche un po’ drammatico – di Siracusa. Oggi si visita con 6 euro (ridotto 3): prezzo decisamente pop per una passeggiata tra storia e mare.

La Giudecca: errare per i suoi vicoletti è un po’ come perdersi all’interno di un set cinematografico rétro: lampioni soffusi, tavolini di fòrmica ovunque, profumi inebrianti e dolci note musicali in filodiffusione. Il tutto incastonato in un paio di millenni di storia. L’antico quartiere ebraico (che tale rimase almeno fino al 1492, anno dell’espulsione degli ebrei dalla città a causa dell’editto dei Re Cattolici Ferdinando e Isabella) presenta ancora i resti sotterranei – stanze e cunicoli – dove un tempo si celavano rituali e segreti della comunità. A due passi dal Duomo, oggi è il fulcro della (molto) tranquilla movida di Ortigia.

Il mercato: o dove l’anima di Siracusa vi assale fin dall’alba, tra colori, profumi e chiacchiere in dialetto strettissimo. Inutile segnalare il must dello street food siracusano (scacce, pastizzetti, cucche, arancini, ‘mpanata…) ma lo faccio lo stesso, aggiungendo due location da non perdere: il caseificio Borderi e la Carnezzeria, che la “carne” ce l’ha – ironicamente – solo nel nome. Perché ogni visita culturale che si rispetti ha nello spuntino rinforzato la sua vera essenza.

L'entrata dell'Orecchio di Dionisio. Credits sbellott / Shutterstock
L'entrata dell'Orecchio di Dionisio. Credits sbellott / Shutterstock
GIORNO 2: Neapolis – aka “non ti vorrai mica perdere un po’ di rovine…” – e tutto quel che ci sta dentro

La Neapolis (dal greco Νεάπολις, “città nuova”) era uno dei cinque quartieri della gloriosa Siracusa antica. Oggi, quel che ne rimane è diventato uno dei parchi archeologici più importanti di tutta la Sicilia, composto dalle cave delle Latomie del Paradiso e da teatri, anfiteatri, templi e catacombe costruiti proprio con il calcare bianco da lì estratto. L’area (accessibile al prezzo di 14 euro, ridotto 7) è così ricca di reperti che persino una passeggiata distratta rischia di inciampare nella storia: i monumenti più famosi non avrebbero bisogno di tante presentazioni, solo di qualche cartello esplicativo in più. Quel che ci sta dentro, essenzialmente, è:

La Grotta dei Cordari: nomen omen, perché al suo interno, dal XVII secolo e fino al 1984, gli artigiani siracusani lavoravano le corde in canapa sfruttando l’umidità e le dimensioni del luogo. In epoca greca la grotta era una prigione, ma in seguito fu trasformata in un giardino, vero e proprio paradiso terrestre impreziosito da limoni e aranci tipici del paesaggio siciliano. E sono ancora tutti lì, annusare per credere.

L’Orecchio di Dionisio: qui l’eco delle vostre parole risuonerà per parecchi secondi. La grotta, alta più di 20 metri, venne ribattezzata così per la conformazione e le proprietà acustiche dal grande Michelangelo Merisi, alias Caravaggio, che durante il proprio soggiorno siracusano apprese la leggenda legata a questo luogo: il sadico tiranno Dionisio (V-IV secolo a.C.) amava imprigionare le sue vittime qui dentro, ascoltando ciò che si dicevano pensando di non essere uditi e – soprattutto – compiacendosi dei lamenti.

L’anfiteatro romano: è uno dei più grandi e meglio mantenuti edifici del genere ancora esistenti. Risalente all'età imperiale (III-IV secolo d.C.), era utilizzato dai “rovinosi romani” per i soliti scontri tra gladiatori, tra gladiatori e animali, tra animali e altri animali. Fino a quando i nostri lontanissimi avi scoprirono che le attività ludiche potevano (anche) non includere lo spargimento di sangue.

Il teatro greco. Credits Michele Ponzio / Shutterstock
Il teatro greco. Credits Michele Ponzio / Shutterstock

Il teatro greco: o il fiore all’occhiello della Neapolis. Scolpito nella bianchissima roccia calcarea estratta dalle Latomie, rappresenta il maggiore esempio di architettura teatrale dell’Occidente greco. Dopo essere stato adattato in epoca imperiale ai giochi circensi, il teatro cadde in abbandono fino alla fine del Settecento, quando iniziarono i (lunghissimi) lavori di recupero protrattisi fino a metà Novecento. Oggi, tra maggio e giugno, accoglie migliaia di turisti, studenti e intellettuali per le rappresentazioni classiche organizzate dall'Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA): Medea, Antigone, Alcesti, Agamennone e chi più ne ha più ne metta. Il prezzo degli spettacoli varia tra i 30 e i 60 euro.

Bonus Track - Catacomba di San Giovanni: semplicemente imperdibile. Tra le più importanti catacombe dell’epoca paleocristiana (seconda per estensione solo a quella romana), si cela sotto la chiesa di San Giovanni Evangelista, oggi scoperchiata e per questo tremendamente affascinante. Grazie a un warm-up di ricostruzioni in 3D e a una preparatissima guida (12 euro l’ingresso, 9 ridotto), non sarà difficile calarsi nei panni dei nostri clandestini antenati, districandosi tra decumanus maximus, simboli arcaici e rito del refrigerium. Per un’esperienza ultraterrena decisamente sopportabile anche dai più claustrofobici.

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