Idee di viaggio

Luoghi di pietra: le città del tufo della Toscana meridionale

Giovanni Savelli

Giovanni Savelli

Acqua in abbondanza. Il fiume Fiora e l’Albegna, quelli più conosciuti. E poi il Lente, il Folonia e il Calesine. Corsi d’acqua a regime torrentizio che scavando nella morbida roccia tufacea modellano il paesaggio naturale in forre e canaloni. I paesi di Sorano, Sovana e Pitigliano fanno la loro comparsa all’improvviso, dopo una curva o un tornante.

Panorama di Sorano | Credit Alessio Pellegrini - Terra Incognita
Panorama di Sorano | Credit Alessio Pellegrini - Terra Incognita

Per lo più nascoste alla vista dall’aspra morfologia del territorio: le città del tufo della Toscana meridionale sono cresciute sulla roccia stessa che da secoli ne definisce il paesaggio, umano e naturale. Le vie di comunicazione, quelle etrusche, ma anche quelle moderne, le risorse enogastronomiche, gli orti e le abitazioni. Poco fuori dalle mura cittadine una rete di sentieri ben curata segue i percorsi delle Vie Cave etrusche. Si arriva così alla città perduta di Vitozza, alle antiche necropoli e alle grotte scavate nella roccia, un tempo utilizzate come rifugi e abitazioni e oggi adibite a garage o rimesse.

La sensazione è che da questi parti uomo e natura abbiano lavorato, più che altrove, in reciproca sintonia. Questione di punti di vista, certo, ma vale la pena verificare di persona, in un prossimo viaggio, tra i paesi del tufo della Toscana meridionale.

Via Cava San Sebastiano | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
Via Cava San Sebastiano | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
Un giro per Sovana e dintorni

Il più piccolo dei paesi del tufo. Poco più di 440 abitanti e un’unica via che attraversa il centro cittadino dove si concentrano la maggior parte dei locali. Ristoranti, taverne ed enoteche. Tra i vitigni autoctoni Sangiovese, Aleatico e Ciliegiolo, accompagnati da formaggio di capra, cinghiale in umido e pici. Ottimi i crostini con specialità locali. I luoghi di interesse all’interno delle mura cittadine si concentrano in una manciata di metri. All’ingresso del paese i resti della Rocca Aldobrandesca, poco oltre, verso il centro, la piazza del Pretorio. Qui conviene mettere mano alla macchina fotografica, la vista del palazzo Comunale che si affaccia sulla piazza potrebbe diventare lo scatto della giornata. Una decina di metri a est del palazzo la chiesa di San Mamiliano, uno degli edifici più antichi di Sovana. Al suo interno il tesoro di Montecristo, 400 monete d’oro rinvenute durante gli scavi del 2004 e legato a doppio filo all’isola omonima e al celebre romanzo di Alexandre Dumas.

Dopo aver dato un’occhiata agli annunci immobiliari e fatti i conti con l’immancabile nostalgia da partenza, vale la pena riprendere il percorso in direzione delle necropoli etrusche. Quella del Sileno è raggiungibile a piedi in una decina di minuti, partendo dalla rocca Aldobrandesca. Per la tomba della Sirena e la monumentale tomba Ildebranda suggerisco di recuperare l’auto e seguire le indicazioni di Google Maps. I siti archeologici sono ben segnalati e dotati di pannellistica esplicativa. In alternativa e in base al tempo a disposizione è possibile seguire i percorsi trekking che attraversando le antiche Vie Cave etrusche conducono alle necropoli.

Pitigliano, la città nel tufo | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
Pitigliano, la città nel tufo | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
Pitigliano e le vie cave

La città vecchia di Pitigliano segue la conformazione naturale della roccia su cui è stata costruita. Le abitazioni sono addossate l’una all’altra, i vicoli  stretti si aprono su piccoli cortili, mentre le abitazioni esterne si affacciano sulla campagna circostante. Decine di metri più in basso forre e canaloni, paesaggio aspro e selvaggio. Domina l’entrata del paese l’imponente acquedotto mediceo costruito a partire dal XV secolo. Sulla piazza principale la fontana delle Sette Cannelle e poco oltre Palazzo Orsini, antica fortezza a difesa della città e oggi sede museale. Il quartiere ebraico e la Sinagoga del XVI secolo testimoniano l’accoglienza ricevuta dalle prime comunità ebraiche che qui trovarono protezione sotto i conti Orsini. Le cose peggiorarono con il passaggio di potere ai Medici.

Mettete in conto una mezza giornata per visitare Pitigliano, forse anche meno, se avete interesse ad esplorare il territorio circostante, tagliato dalle antiche vie di comunicazione etrusche, immerse in una vegetazione lussureggiante. I sentieri sono ben tenuti e dotati di pannelli esplicativi. Suggerisco di seguire con attenzione il percorso delle Vie Cave etrusche evitando deviazioni che potrebbero compromettere la visita. Siamo pur sempre in un bosco ed è facile perdere l’orientamento. In prossimità di Pitigliano si trova la più lunga delle Vie Cave, quella dei Fratenuti, oltre un chilometro scavato nella roccia tufacea. Poco più a nord la via di San Giuseppe e in direzione del paese le Vie Cave di Poggio Cani e della Madonna delle Grazie. I luoghi di interesse sono facilmente raggiungibili a piedi dall’abitato. Buone scarpe e via!

La città perduta di Vitozza | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
La città perduta di Vitozza | Credit Alessio Pellegrini Terra Incognita
Sorano e la città perduta di Vitozza

La più settentrionale delle città del tufo raccoglie tra le proprie mura le atmosfere intime di Sovana e il dedalo di vicoli e vie della città vecchia di Pitigliano. La fortezza Orsini protegge Sorano dal XII secolo, la chiesa di San Nicola, risalente allo stesso periodo, è l’edificio religioso più antico del paese. Poco oltre, in direzione nord, si arriva alla terrazza panoramica del Masso Leopoldino con una vista a 360 gradi sulla campagna circostante. Il territorio è fitto di boschi e decine di metri più in basso scorre il fiume Lente che modella il paesaggio in forre e dirupi.

Al di fuori del centro storico di Sorano una visita alla città perduta di Vitozza è l’occasione per esplorare antichi ruderi e grotte etrusche in un connubio di architettura rupestre e medievale. L’antica città si trova a una quindicina di chilometri di distanza dal paese. I percorsi sono ben segnalati e la visita segue un sentiero ad anello. L’abitato medievale con le rovine del castello e della chiesa. I resti di una seconda fortificazione e più oltre i colombari di epoca romana e le grotte scavate nel tufo, risalenti al periodo etrusco.

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